Nel mio primo post vi voglio parlare della mia prima vittoria nella lotta per la difesa dei nostri diritti in quanto consumatori.
Parliamo dell’alba dei tempi (o quasi!), tuttavia spero che serva per farvi capire meglio chi c’e’ dall’altra parte del vostro monitor mentre leggete questo blog.
Prima della signorina Alice c’era Virgilio, prima ancora tin.it ed agli albori di internet per le masse c’era Clubnet.
Il mio primo contratto con un provider internet risale ai primi anni di universita’, indicativamente al 1992 (ve l’ho detto che si trattava dell’alba dei tempi!). L’abbonamento in oggetto era appositamente studiato per i notoriamente squattrinati studenti. Il costo dell’abbonamento annuale (180.000 lire!), infatti, sarebbe stato bloccato per quattro anni, ovvero gli anni necessari affinche’ (almeno teoricamente) uno studente si laurei.
Sottoscrivo il contratto, pago il dovuto, navigo per un anno ed, allo scadere del contratto, m’accingo a rinnovarlo. Per farlo mi reco in un negozio SIP (ebbene si’, la Telecom in quegli anni si chiamava ancora SIP!), le mie belle 180.000 lire nel portafoglio.
Il direttore del negozio mi spiega, sorridendo bonariamente come se stesse parlando ad una persona un po’ scarsa di comprendonio, che il rinnovo del contratto non va fatto in quella sede, ma telefonicamente tramite operatore (purtroppo era l’alba anche dei call center!)
Esco dal negozio e, tornato a casa, chiamo subito la SIP per conoscere la procedura di rinnovo. L’operatore mi spiega per filo e per segno il da farsi (versamento tramite bollettino postale) e, sorpresa, mi dice che il totale da versare e’ di 225.000 lire. Controbatto dicendogli che tale cifra e’ per chi sottoscrive il contratto quell’anno, ovvero per la prima volta, mentre per chi e’ gia’ cliente il costo e’ lo stesso del primo anno, nel mio caso 180.000. Il “simpatico” operatore mi dice che non e’ cosi’: fanno 225.000 lire, prendere o lasciare. Provo ad insistere ma, putroppo, non c’e’ niente da fare.
Infuriato (ndr e’ un eufemismo) cerco il contratto, sottolineo le clausole in cui e’ espressamente indicato che per i primi 4 anni del servizio il prezzo restera’ invariato e, trovata l’email del servizio clienti Clubnet, invio prontamente la scansione del contratto con le righe in oggetto ben in evidenza.
Risposta via mail: caro cliente, bla bla bla, il prezzo per il rinnovo del suo abbonamento e’ di 225.000 lire.
Altro buco nell’acqua.
Pago quanto richiesto ma non mi do’ per vinto: nuova mail in cui dichiaro si’ d’aver pagato, ma che quella stessa sera contattero’ tutte le associazioni dei consumatori e le testate giornalistiche nazionali illustrando loro l’accaduto. Non solo, minaccio inoltre che, l’anno successivo, sarei passato ad altro operatore e che, siccome per amici e colleghi sono da sempre un punto di riferimento in ambito IT, ad ogni persona che m’avesse chiesto un consiglio sul provider da scegliere avrei risposto: “Tutti tranne Clubnet!”.
Il giorno dopo vado a lezione, rientro nel pomeriggio e mi madre mi dice:
“Guarda che ti ha chiamato uno della SIP. Mi ha detto che gli servono le tue coordinate bancarie per trasferire 45.000 lire (ovvero 225.000 – 180.000) sul tuo conto corrente. Ti richiama”.
Se la pubblicita’ e’ l’anima del commercio, la pubblicita’ negativa e’ l’arma del consumatore!
In ambito pubblico il nostro voto spinge (in teoria!) i partiti a far propri i nostri interessi.
E nel privato? Carta di credito e pubblicita’ negativa. Non abbiate paura di usarle: funzionano. Stufi di un operatore telefonico? Cambiatelo! Stufi dell’inesistente servizio d’assistenza d’una nota marca di elettrodomestici? Contattateli e ditegliene quattro!
Solo cosi’, infatti, potremo convincere le grandi aziende a rispettare i nostri diritti.