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Cassetta postaleNon ne potete piu’ di trovarvi la casella di posta piena di lettere/volantini di finanziarie/banche che vi offrono prestiti ad un tasso “super vantaggioso cui non e’ possibile dire di no”?

Bene, vedo che non sono il solo.

Soluzione? Combattiamoli con le loro armi: vogliono i nostri soldi, prendiamogli i loro.

Come? Le lettere delle finanziarie (spesso) cotengono:

- un prospetto informativo “generale”
- un invito a contattarli per ricevere informazioni piu’ dettagliate
- una busta pre-affrancata

BANG! Ecco la nostra arma: la busta pre-affrancata.

Non dobbiamo fare altro che prendere il loro prospetto, strapparlo in due, metterlo nella busta, chiuderla e spedirla.

In questo modo la finanziaria/banca in oggetto ha appena speso 60 centesimi di euro (il costo dell’affrancatura) in cambio di un pugno di mosche.

Facciamolo in tanti, facciamolo TUTTI! Solo rendendo anti-economica la loro iniziativa pubblicitaria potremo spingerli ad interromperla!

Clubnet al giusto prezzo

Logo Virgilio ClubnetNel mio primo post vi voglio parlare della mia prima vittoria nella lotta per la difesa dei nostri diritti in quanto consumatori.

Parliamo dell’alba dei tempi (o quasi!), tuttavia spero che serva per farvi capire meglio chi c’e’ dall’altra parte del vostro monitor mentre leggete questo blog.

Prima della signorina Alice c’era Virgilio, prima ancora tin.it ed agli albori di internet per le masse c’era Clubnet.

Il mio primo contratto con un provider internet risale ai primi anni di universita’, indicativamente al 1992 (ve l’ho detto che si trattava dell’alba dei tempi!). L’abbonamento in oggetto era appositamente studiato per i notoriamente squattrinati studenti. Il costo dell’abbonamento annuale (180.000 lire!), infatti, sarebbe stato bloccato per quattro anni, ovvero gli anni necessari affinche’ (almeno teoricamente) uno studente si laurei.

Sottoscrivo il contratto, pago il dovuto, navigo per un anno ed, allo scadere del contratto, m’accingo a rinnovarlo. Per farlo mi reco in un negozio SIP (ebbene si’, la Telecom in quegli anni si chiamava ancora SIP!), le mie belle 180.000 lire nel portafoglio.

Il direttore del negozio mi spiega, sorridendo bonariamente come se stesse parlando ad una persona un po’ scarsa di comprendonio, che il rinnovo del contratto non va fatto in quella sede, ma telefonicamente tramite operatore (purtroppo era l’alba anche dei call center!)

Esco dal negozio e, tornato a casa, chiamo subito la SIP per conoscere la procedura di rinnovo. L’operatore mi spiega per filo e per segno il da farsi (versamento tramite bollettino postale) e, sorpresa, mi dice che il totale da versare e’ di 225.000 lire. Controbatto dicendogli che tale cifra e’ per chi sottoscrive il contratto quell’anno, ovvero per la prima volta, mentre per chi e’ gia’ cliente il costo e’ lo stesso del primo anno, nel mio caso 180.000. Il “simpatico” operatore mi dice che non e’ cosi’: fanno 225.000 lire, prendere o lasciare. Provo ad insistere ma, putroppo, non c’e’ niente da fare.

Infuriato (ndr e’ un eufemismo) cerco il contratto, sottolineo le clausole in cui e’ espressamente indicato che per i primi 4 anni del servizio il prezzo restera’ invariato e, trovata l’email del servizio clienti Clubnet, invio prontamente la scansione del contratto con le righe in oggetto ben in evidenza.

Risposta via mail: caro cliente, bla bla bla, il prezzo per il rinnovo del suo abbonamento e’ di 225.000 lire.

Altro buco nell’acqua.

Pago quanto richiesto ma non mi do’ per vinto: nuova mail in cui dichiaro si’ d’aver pagato, ma che quella stessa sera contattero’ tutte le associazioni dei consumatori e le testate giornalistiche nazionali illustrando loro l’accaduto. Non solo, minaccio inoltre che, l’anno successivo, sarei passato ad altro operatore e che, siccome per amici e colleghi sono da sempre un punto di riferimento in ambito IT, ad ogni persona che m’avesse chiesto un consiglio sul provider da scegliere avrei risposto: “Tutti tranne Clubnet!”.

Il giorno dopo vado a lezione, rientro nel pomeriggio e mi madre mi dice:

Guarda che ti ha chiamato uno della SIP. Mi ha detto che gli servono le tue coordinate bancarie per trasferire 45.000 lire (ovvero 225.000 – 180.000) sul tuo conto corrente. Ti richiama”.

Se la pubblicita’ e’ l’anima del commercio, la pubblicita’ negativa e’ l’arma del consumatore!

In ambito pubblico il nostro voto spinge (in teoria!) i partiti a far propri i nostri interessi.

E nel privato? Carta di credito e pubblicita’ negativa. Non abbiate paura di usarle: funzionano. Stufi di un operatore telefonico? Cambiatelo! Stufi dell’inesistente servizio d’assistenza d’una nota marca di elettrodomestici? Contattateli e ditegliene quattro!

Solo cosi’, infatti, potremo convincere le grandi aziende a rispettare i nostri diritti.

My first post

Buongiorno a tutti e benvenuti.

L’odierna societa’ occidentale si sta, purtroppo, trasformando nel Leviatano teorizzato da Hobbes: un grande mostro che domina e regola a suo piacimento le nostre vite.

Lavorare per pagare: tasse, bollette, abbonamenti, servizi (spesso non richiesti!) necessari proprio perche’, lavorando, non abbiamo il tempo di sbrigarcela da soli.

E poi ancora: consumi, acquisti compulsivi, beni futili che ci servono per placare lo stress accumulato durante la settimana lavorativa; beni che, se difettosi, fatichiamo a farci sostituire nonostante la normativa in materia sia, una volta tanto, ben chiara.

Dopo 5 traslochi in 4 anni, mi sono trovato piu’ volte a combattere contro i vari call center di: ENEL, Telecom, Poste Italiane, Tim, Tre, Azienda idrica, …

Per non parlare dei vari sportelli pubblici: anagrafe, ministero dell’entrate, ufficio elettorale, ministero dei trasporti, …

Alla luce delle esperienze maturate ho capito perche’ i cubani, pur non essendo proprietari di nulla, sono un popolo felice e gioviale: perche’ non sono proprietari di nulla :(

Tuttavia, siccome amo troppo la pizza per trasferirmi all’etero, sono ancora qui, in Italia, a farmi tartassare dallo Stato e dalle grandi societa’.

A differenza di 5 traslochi fa, pero’, ho deciso di non restare con le mani in mano, a subire passivamente, magari lamentandomi al bar. Ho deciso di lottare, anche per 1 eurocent, affinche’ il gigante Golia non abbia la meglio sui noi poveri “Davidi”.

Ecco il perche’ di questo blog e, soprattutto, del suo titolo: guerriglia urbana, ovvero tecniche di combattimento per la difesa del consumatore.

Nei post che seguiranno vi raccontero’ le mie esperienze, ne discuteremo (spero) insieme, creeremo a piu’ mani un manuale di sopravvivenza, di cui fare tesoro per difendere i nostri diritti. Affinche’ chiunque, entrando in un negozio dove abbiamo gia’ combattuto (e vinto!) una battaglia, possa godere del nostro successo, nella speranza che prenda spunto per lottare a sua volta, per noi e per il bene comune.